Il nuovo altare al Pantheon

Con una liturgia solenne e ricca di simboli domenica 13 maggio 2018 è stato dedicato il nuovo altare di bronzo rivolto al popolo. E’ opera dello scultore Federico Severino e completa artisticamente l’itinerario che inizia con le 14 formelle bronzee della Via Crucis e passa  per l’ambone con il Cristo che risorge da morte fra le guardie dormienti.

Il Santo Padre ha voluto espressamente indicare quale Suo Delegato per la consacrazione del nuovo altare Sua Eccellenza Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale per la Diocesi di Roma (creato poi Cardinale). Alla celebrazione hanno preso parte il Preposto, Sua Eccellenza Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia, l’Arciprete Rettore della Basilica, Mons. Daniele Micheletti, e il Capitolo dei Canonici della Basilica, assieme a numerosi sacerdoti concelebranti e a tantissimi fedeli.

La data scelta per la Dedicazione coincide con il 1409° anniversario della Dedicazione della Basilica, che Papa Bonifacio IV celebrò il 13 maggio 609 dopo aver ricevuto il Pantheon dall’Imperatore Foca perché diventasse una chiesa cristiana.

Per dare piena visibilità al tesoro d’amore e fedeltà a Cristo che le viscere del Pantheon custodiscono, l’altare è stato ideato per proporre a tutti i visitatori, chiamati a diventare pellegrini, l’affascinante realtà della vita oltre la morte attingendo al linguaggio dell’Apocalisse di Giovanni e alla visione messianica di Isaia. Sul lato frontale dell’altare, al centro della composizione ad altorilievo, innalzato su una colonna vi è l’Agnello immolato che custodisce un libro chiuso da sette sigilli e che solo l’Agnello può aprire. Ai suoi piedi, avvolti in splendide vesti e incorniciati da festosi rami di palma, segno del martirio e della vittoria, si contempla la gloriosa schiera dei Martiri. Sul retro dell’altare, il monogramma del Cristo custodisce al suo interno le reliquie dei Santi Martiri, fra le quali quelle di S. Maria Goretti, di S. Massimiliano Kolbe e del Beato Vescovo romeno Anton Durkovici, martire del nostri tempi.

“Si rende necessario che la formazione nella ‘via pulchritudinis’ sia inserita nella trasmissione della fede. E’ auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo ‘linguaggio parabolico’. Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali…”  (Evangelii Gaudium, n. 167).

In order to make visible the treasure of love and faith in Christ wich Pantheon preserve and protect, the idea was conceived of presenting to visitors/pilgrims the fascinating reality of the life after Death, wich inderlies Christian teology, utilizing the Language of the Apocalypse of Saint John. On the front of new altar, in the middle of the embossment with deep carvings in it, raised on a column decorated with a ribbon, there is a sacrificial Lamb with a book and seven seals that only he can open. At the foot of Lamb, wrapped in pure robes and framed by festive palm branches (sign of martyrdome and of victory) we may contemplate the host of pure martyrs, while above their heads two angels in flight sing the hymn “trisaghion”.

 


Puoi vedere alcune foto della liturgia nella Gallery e visitare la Via Crucis del Pantheon su: http://www.babelecomunicazione.it/Portals/0/PANTHEON/viaCrucis_libro_low.pdf

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