La Basilica della solidarietà

Un polo mariano di autenticità cristiana.

Il Pantheon è una Basilica intitolata alla Vergine da oltre 1400 anni e nella città di Roma è stato da sempre un vero e proprio santuario mariano. Nell’itinerario della fede, Maria occupa un posto di grandissima importanza. E’ stata presente nei momenti più significativi della vita del suo Figlio e della Chiesa intera. In particolare, nella Pentecoste, festa per eccellenza della Basilica, accompagna ogni anno i credenti a fare memoria del dono perenne dello Spirito Santo sugli uomini, sul mondo, sulla storia.

Maria accompagna dunque ogni pellegrino sulle strade dell’incontro della fede, quale compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi. Intenta a cogliere i segni dei tempi nell’oggi della storia, la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo ed è un dono di Dio che Egli vuole comunicare a tutti.

Maria accompagna perciò anche il tuo itinerario, che da turista e visitatore quasi per caso ti fa pellegrino consapevole e accorto. Visitare il Pantheon e incontrare Maria porta tutti all’autenticità delle proprie scelte di vita e al coraggio del proprio compito nella società e nella storia. “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore” (Salmo 105) è la preghiera che Maria pronuncia per te, pellegrino al Pantheon, presso il Suo Figlio Gesù.

Nella solenne liturgia del Venerdì della settimana “in albis”, quando nella Basilica di Santa Maria ad Martyres la chiesa di Roma celebra la Stazione pasquale di lode per la redenzione operata dal Signore Gesù Cristo, morto e risorto per tutti gli uomini, si narra di un povero storpio, un uomo incapace di camminare per le vie del mondo, un uomo impossibilitato ad essere “pellegrino”. Gli Apostoli lo hanno guarito. Per questo sono stati arrestati e vengono accusati e giudicati.

Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». (Atti 4, 6-12).

Il Pantheon è l’espressione materiale e simbolica più alta del Risorto, pietra d’angolo su cui veniamo costruiti come uomini, su cui è costruita l’unica storia veramente umana. E Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, Donna piena di grazia, intercede per noi, per dirci con dolcezza e con fermezza, assieme a Pietro: “Questo Gesù, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. Gioisca il cuore di chi cerca il Signore”. E Maria garantisce che ogni visitatore o turista possa diventare ed essere davvero un pellegrino di Dio a Roma. “Eccomi” è la risposta per eccellenza di Maria.

La Vergine venerata al Pantheon, “presso” i Martiri, con la sua assoluta generosità aiuta tutti gli uomini a diventare capaci di umanità; la fede è infatti prioritaria per l’uomo, ma il primato è e rimane della carità. Benedetto XVI ci ha ricordato nel suo messaggio per la Quaresima 2013:

La fede è conoscere la verità e aderirvi (cfr 1 Tm 2,4); la carità è «camminare» nella verità (cfr Ef 4,15). Con la fede si entra nell’amicizia con il Signore; con la carità si vive e si coltiva questa amicizia (cfr Gv 15,14s). La fede ci fa accogliere il comandamento del Signore e Maestro; la carità ci dona la beatitudine di metterlo in pratica (cfr Gv 13,13-17). Nella fede siamo generati come figli di Dio (cfr Gv 1,12s); la carità ci fa perseverare concretamente nella figliolanza divina portando il frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22). La fede ci fa riconoscere i doni che il Dio buono e generoso ci affida; la carità li fa fruttificare (cfr Mt 25,14-30)”…

Alla luce di quanto detto, risulta chiaro che non possiamo mai separare o, addirittura, opporre fede e carità. Queste due virtù teologali sono intimamente unite ed è fuorviante vedere tra di esse un contrasto o una «dialettica»”…

La fede, dono e risposta, ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo; la fede radica nel cuore e nella mente la ferma convinzione che proprio questo Amore è l’unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte. La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell’amore di Cristo giunga alla sua pienezza. Da parte sua, la carità ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli. Infondendo in noi la carità, lo Spirito Santo ci rende partecipi della dedizione propria di Gesù: filiale verso Dio e fraterna verso ogni uomo (cfr Rm 5,5)”…

Il rapporto che esiste tra queste due virtù è analogo a quello tra due Sacramenti fondamentali della Chiesa: il Battesimo e l’Eucaristia. Il Battesimo (sacramentum fidei) precede l’Eucaristia (sacramentum caritatis), ma è orientato ad essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano. In modo analogo, la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall’umile accoglienza della fede («il sapersi amati da Dio»), ma deve giungere alla verità della carità («il saper amare Dio e il prossimo»), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù (cfr 1 Cor 13,13)”…

La Basilica della solidarietà.

Raccogliendo la sua vocazione naturale e storica al servizio, da quasi dieci anni, la Basilica è tornata ad essere centro propulsore di alcune attività solidali, finanziando progetti importanti e micro-iniziative di carità, nel tentativo di rendere il mondo un poco migliore di come lo troviamo ogni giorno.

L’uomo pellegrino di Dio è un uomo solidale. Nessuno cammina con gli altri per le vie della vita lasciando dietro qualcuno. Nessuno nega attenzione al proprio compagno di strada. Nessuno ritira la mano alla mano che si tende verso di lui.

Ed è proprio su questi principi che la Basilica ha calamitato attorno a se un gran numero di persone, Istituzioni ed Enti per rendere sempre più chiaro al pellegrino, come al visitatore occasionale, il fine più elevato della fede cristiana, cioè il sostegno ai più sfortunati, quelli che spesso la società attuale considera ai margini, alla “frontiera” della storia.

Ad oggi il Pantheon di Roma viene percepito come un polo di eccellenza solidale. In una cornice tanto prestigiosa, il Capitolo dei Canonici, assieme ai responsabili delle iniziative benefiche e ai singoli collaboratori, hanno dato vita una vera e propria rete di relazioni che tende al sociale. Nessuno di chi entra al Pantheon dovrebbe esimersi dal considerare essenziale per la sua vita “buona” l’aiuto solidale, anche piccolo, che diventa passo della lenta ed inesorabile avanzata dell’uomo verso la riconquista degli ideali, che a volte appaiono quasi perduti, del sostegno incondizionato all’altro, al di là di ogni divisione fra gli uomini.

 

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